Intervista a Giorgio Pozzi
IL SETTORE MANIFESTAZIONI, MOTORE DELLE BORMIADI
Orfani delle Bormiadi, per la prima volta dopo 34 anni ininterrotti di attività, ci siamo chiesti come rendere omaggio a una manifestazione che sapeva riempire il malinconico periodo autunnale con una vivacità e un programma in grado di coinvolgere centinaia di giovani e di riscaldarci tutti quanti alle prime avvisaglie di freddo. Una mancanza che si farà sentire non solo nei partecipanti, ma anche negli organizzatori, ormai abituati alla routine di levatacce e di serate, allestimenti e spiegazioni, cronometraggi e classifiche, comunicati e disquisizioni, un po’ nostalgici della propria gioventù rivissuta nell’euforia di questo pazzo mese di gare.
Tra coloro che manovrano dietro le quinte, nel gruppo degli instancabili organizzatori che anno dopo anno si fanno “il mazzo” per consegnarvi il sogno delle Bormiadi ce n’è uno che può ben dire di aver visto la nascita del settore Manifestazioni, uno che di Bormiadi ne ha viste passare tante e ne ha vissute tante, arrivando sul podio dei vincitori più e più volte. Giorgio Pozzi può dire: “io c’ero!” e oggi ci svela gli arcani di una delle manifestazioni più attese e più longeve.
Anno di nascita del settore Manifestazioni
Il gruppo Manifestazioni nasce in realtà dalla Gioventù di Bormio: all’inizio degli anni ’80 la Gioventù aiutava a fare alcune manifestazioni, come succede ancora oggi: serate, carnevale, la serra per i matrimoni… Nell’86, con la scadenza del mandato della Gioventù, una buona parte del gruppo ha deciso di continuare a collaborare e organizzare eventi tra i quali – appunto – le Bormiadi, che erano state appena inventate da Jerry Brandalise (all’epoca presidente USB) e da Luca Peretti. Ecco, da questo gruppo di coetanei, a cui poi si sono via via aggregate altre persone, è nato il settore Manifestazioni.
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Le Bormiadi erano l’evento per eccellenza, ma non l’unico di cui vi occupavate?
No, ricordo ad esempio una “Festa d’autunno” che comprendeva diversi tornei sportivi come crono di ciclismo, scopa d’assi, ballo, un divertente “family-volley” e una gara di inseguimento su ghiaccio per coppie miste. Nel 1987 la prima edizione del “Braulio Sport Indoor” all’interno del Pentagono, con tornei di calcetto, ping-pong, scopa d’assi, scala 40, short track, pallavolo, conclusa con una serata danzante. Anche il Carnevale era un momento molto atteso, con giochi sportivi in maschera. Poi capitava di mettersi a disposizione di chi aveva bisogno di una mano, ad esempio per fare il vin brulè o la polenta o per organizzare serate musicali e danzanti per gli ospiti al Tennis Basso; era un modo per collaborare, ci faceva sentire parte della comunità e serviva anche per mantenere legami con le associazioni esistenti.
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C’era un presidente o una persona che teneva le fila di tutto
Se proprio devo fare un nome, è quello di Mauro Kaltembacher: lui si occupava soprattutto della parte burocratica e amministrativa e di tenere i rapporti con gli altri, noi invece eravamo più “pratici”. Kalten ci spronava con grande entusiasmo, anche di fronte ai soliti polemici (purtroppo c’è sempre qualcuno che ha bisogno di criticare, come capita anche oggi).
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A chi si rivolgevano le Bormiadi
A tutti! C’erano principalmente gruppi di amici che si mettevano insieme e si iscrivevano, oppure gruppi legati alle associazioni sportive (ad esempio il gruppo SCAV/Ski Trab oppure il gruppo CAI Bormio, con addirittura 2 squadre iscritte col nome “Dobro”). La cosa incredibile è che alcuni di questi gruppi sono sopravvissuti per decenni e tuttora, pur non partecipando alle Bormiadi, continuano a collaborare in diverse iniziative! C’erano squadre che duravano lo spazio di un’edizione, altre che si riproponevano per decenni, era molto bello il senso di appartenenza che si creava all’interno di ogni gruppo, anche se non mancavano i “trasferimenti” degli atleti – soprattutto quelli più quotati – da una squadra all’altra.
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Quando avete avuto sentore che le Bormiadi erano diventate un “must”?
è stata una presa di coscienza graduale: siamo partiti da un minimo di 5/6 squadre nei primi anni, poi nel 1990 c’è stato il primo incremento significativo, con anche la prima squadra tutta al femminile delle Membris.
Il tetto massimo lo abbiamo raggiunto nell’edizione del ventannale, il 2005: erano iscritte 36 squadre!!![]()
Mica facile gestire tutto questo “circo”. Com’era il clima di gara all’epoca e come è cambiato rispetto a oggi?
C’era un’atmosfera di grande goliardia. Alcune squadre sono nate per puro diletto, altre con una storica rivalità scolpita nel DNA, pensiamo ai Borrios-Grappeggia o alla disfida femminile tra Membris-Pedalà. Io ricordo con simpatia i Regior, che non erano più giovincelli ma volevano prender parte a questo gioco e si sono presentati ininterrottamente dal 1992 al 1999.
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Alcune discipline sono insindacabilmente nelle Bormiadi sin dall’inizio, altre sono state oggetto di variazioni. Come scegliete? Cercare di rinnovarsi, di proporre giochi nuovi non dev’essere semplice…
Agli albori delle Bormiadi, dove noi ancora non esistevamo come settore, si gareggiava su discipline legate molto all’atletica, ma già nel 1988 potevamo contare su 16 specialità diverse e nel 1992 erano diventate 19! Noi solitamente facciamo delle riunioni all’inizio di ogni edizione: ci si trova e si discute, magari qualcuno fa una proposta che piace e si introduce una novità. Ad esempio, l’americana a squadre viene introdotta per la prima volta nel 1989 e sostanzialmente è sempre rimasta. Anche la gimkana, partita nel 1993 circa, è piaciuta molto e viene riproposta, pur con variazioni di giochi. Alcune discipline vengono riprese e abbandonate, come il tiro con l’arco. Altre specialità sono inesorabilmente bocciate, come la Mangialonga del 2014, mentre altre si sono evolute: pensa ai pattini a rotelle… Il tiro alla fune è stato introdotto nel 1992 e ha scatenato l’accesa rivalità di alcune squadre, con sfide epiche
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Anche i percorsi sono variati molto nel tempo
Questo dipende anche dalle condizioni molto diverse della viabilità. Le gare di MTB nell’Alute si svolgevano ai limiti della decenza: si attraversavano i prati e dovevamo chiedere il permesso a tutti i proprietari, che non sempre erano contenti di farci passare. E poi, si correva su uno sterrato terribile, è un miracolo che qualcuno non si sia fatto male!!!
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Tu sei stato concorrente per molti anni delle Bormiadi, raccontaci la tua esperienza dall’una e dall’altra parte…
Eh, sono passati tanti anni… Coi Brugnas abbiamo vinto 5 edizioni fino allo scioglimento dopo il 1996, poi per qualche anno sono stato un Porkis…
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Un binomio inscindibile: Bormiadi-festa finale
Sì, quella c’è stata fin dall’inizio, anche se non si faceva al Pentagono ma in locali della zona, perché essendoci poche squadre anche i partecipanti non erano molti. Ricordo un’edizione indimenticabile al Derby: a un certo punto eravamo rimasti senza birra, una tragedia! Per fortuna ci ha pensato il buon Spidi a rifornirci a mezzanotte in punto, come Cenerentola. Un’altra volta, tramite Kaltembacher, il servizio catering fu organizzato dalla scuola alberghiera e mal gliene incolse! Era tutto apparecchiato come a un banchetto di nozze, 3 bicchieri diversi, posate a non finire per ogni portata, tutto perfetto come sanno fare loro, solo che alla festa delle Bormiadi non sai mai cosa può capitare… la prima cosa che abbiamo fatto noi dell’organizzazione è stata quella di levare i bicchieri di vetro e sostituirli con quelli di plastica!
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L’idea della festa in maschera, ogni squadra col suo vestito, l’avete decisa voi?
Penso che sia partita in modo del tutto spontaneo da qualche squadra, che si presentava con un proprio look, e da lì si sia innescata una sorta di gara fra tutte le altre. Certo, si trattava di travestimenti molto semplici e spartani…
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Sempre in tema di festa, le Bormiadi hanno la pessima reputazione di distribuire troppo alcol…
Non è che ieri fosse molto diverso da oggi, diciamo la verità! Quello che riscontro di sicuro è una diversa percezione per il rispetto dell’organizzazione, nel senso che una volta la puntualità per l’ingresso della festa era sacra, mentre oggi è un optional e ogni squadra sembra fare a gare per arrivare più tardi possibile, come se l’essere puntuali fosse uno spregio.
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